Italian poem
Anacreontica romantica
Nel bel mese di maggio Io sotterrai l’amor De’ nuovi soli al raggio Sotto un’acacia in fior.
Le requie lamentose Disser gli augelli in ciel, E fu tra gigli e rose Del picciol dio l’avel.
Fu tra le rose e i gigli D’un molto amato sen: I prati eran vermigli, Rideva il ciel seren.
Una memoria mesta Vi posi a vigilar: Poteasi de la festa Il morto contentar.
Ahi, ma la tomba è cuna Al picciolo vampir! Al lume de la luna Vuol tutte notti uscir.
Vien, su le tempie ardenti Co’ i vanni aperti sta; Gli scuote lenti lenti, E addormentar mi fa.
Susurra a l’alma stanca Un’ombra ed un ruscel, Ed una fronte bianca Ride tra un nero vel.
Cosí, mentr’ei del mite Sonno m’irriga e tien, Morde con due ferite L’umida tempia e ’l sen.
Per quelle il rosso sangue Tutto mi sugge Amor, E vaneggiando langue La vita al capo e al cuor.
Ma, perché piú non possa Il reo vampiro uscir, Dee su l’aperta fossa Un prete benedir.
L’incanto allor si scioglie E il morto in cener va; Piú da vestirsi spoglie Il dèmone non ha.
L’avello del tuo petto, O donna, io l’aprirò: Il morto piccioletto Vedervi dentro io vo’;
Io vo’ che putre e mézzo Polvere ei torni al fin: Prete sarà il disprezzo Ed acqua santa il vin.