Italian poem
E ch'io, perché lo schernir tuo m'incalza
E ch’io, perché lo schernir tuo m’incalza, Vinto porga la man, turba molesta? Non io son fiore a cui brev’aura è infesta, Elce son io che a’ venti indura e s’alza.
Mitrata il crine e cinta i fianchi e scalza Salmeggi itala musa; o, qual rubesta Menade oscena a suon di corno desta, Salti ed ululi pur di balza in balza.
Io, dispregiato e sol, de’ padri miei Io l’urne sante abbraccio; e mi conforta Riparar qui dove posar vorrei.
Manchi a me pur l’ignuda gloria, morta Giaccia co ’l corpo la memoria, a’ rei Sia scherno il vuoto nome: oh che m’importa?