Versos Italian Giosuè Carducci Feste ed oblii

Italian poem

Feste ed oblii

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Urlate, saltate, menate gazzarra, Rompete la sbarra — del muto dover; Da ville e da borghi, da valli e pendici, Plaudite a i felici — di oggi e di ier.

Su, vergini e spose, bramose, baccanti, Spogliate l’Italia di lauri e di fior, Coprite di serti, di sguardi fiammanti Le glorie in parata de i nostri signor.

Deh come cavalca su gli omeri fieri De’ baldi lancieri — la vostra virtú! O sole di luglio, tra i marmi latini A gli aurei spallini — lusinghi anche tu.

E mobili flutti di fanti e cavalli Risuonan pe ’l clivo su ’l fòro latin, E il canto superbo di trombe e timballi Insulta i silenzi del sacro Aventin.

Ahi sola de’ vóti d’un dí la severa Mia musa, o Caprera, — riparla con te, E, sola e sdegnosa, de l’orgia romana, Deserta Mentana, — ti chiede mercé.

Là il vino, la luce, la nota che freme, Ne i nervi, nel sangue risveglian l’ardor: Qui trema a la luna con l’aura che geme Lo stelo riarso d’un povero fior.

E altrove la luna del raggio suo puro Illumina il giuro — rïanima il sí, Che mormora a un altro languente vezzosa La vedova sposa — del morto ch’è qui,

O empie insolente la camera mesta Svegliando a le cure del dubbio diman La madre che in questo bel giorno di festa In vano pe’ trivi chiedeva del pan.