Italian poem
Le nozze
Ne la stagion che il ciel co’ le feconde Piogge nel grembo de la madre antica Scende è l’eterna amica Co’ vegetanti palpiti risponde, E gemiti e sospiri e arcani accenti Volan su’ molli venti E la festa e il clamor de gl’imenei Nel canto è de gli augei;
Quando, de le foreste al lento giorno, Accennando del vertice ondeggiante, Fremon d’amor le piante, E un fresco effluvio va su l’aure íntorno; Quando al sol nuovo di pudico ardore Dal verde letto fuore S’invermiglia la rosa, ed il suo duolo Canta a lei l’usignuolo;
Su la tepida sera e con la stanca Luna che sorge e va tra gli odorati Vapor benigna e i prati Arsi rintégra e i verdi monti imbianca, Tu a l’ opre de la vita a le tue leggi La giovin coppia reggi E guida, o sacra, o veneranda, o pura Madre e diva, natura.
primo semicoro di giovani
Quasi canzon lontana in su la sera Ne i lidi antichi de la patria udita Onde fu la partita Grave e n’arride in cor dolce il ritorno,
Suona la voce sua. Ben venga il giorno Che di novelli sensi una vaghezza Colori sua bellezza, Come il sol primo adolescente fiore,
E là si svegli dove or dorme amore.
secondo semicoro di giovani
Ma tu, Sanzio gentil, tante faville Giungi a’ tuoi chiusi ed immortali ardori, Quante pe’ bei colori Chiedi a la terra e al ciel forme divine.
Ahi troppo amico di tua morte! al fine, Come arboscel che d’una rupe orrenda Avido si protenda A ber la luce e il sol, tu langui e spiri.
Tale, ove pieghi de’ begli occhi i giri Costei cui donna il vulgo e Beatrice Chiama il poeta, indice Lor fati a l’ alme, e sovra l’arte regna,
Di bellezza e d’amor vivente insegna.
i due cori
Tu togli, amor possente, La vergine al suo tetto, Tu lei togli a l’aspetto E al bacio lacrimato De l’uno e l’altro amato — suo parente.
A novo ostel la guidi, Ad altre cure e sante; E al consecrato amante Lei timida e vogliosa Doni moglie, e pietosa — amica fidi:
Onde poi si rinnova La socïal famiglia; Dove, se amor consiglia Al vero al buono al retto, Virtú fiorisce e affetto — in bella prova.
Fanciulla, or t’abbi in core Pur tra’ pensier piú cari, Che de’ pudichi lari In te posa la fede, Che del costume siede — in te il valore.
Tu lasci i primi gigli, E cambi a piú gentile Questo tuo stato umile; E il saprai quando intorno Ti fioriranno un giorno — i dolci figli.
primo semicoro di fanciulle
Talamo e cuna è l’ara tua: l’ascosa Corrispondenza è quivi, onde si cria Quell’eterna armonia Che de’ petti domati in fondo aggiunge
E la famiglia a la città congiunge.
secondo semicoro di fanciulle
De i secreti pugnali. A noi permette Altri l’età miglior vóti e speranze, Se de le molli usanze Vinca le oblique insidie integra l’alma.
Or vienne, o giovinetta: or, palma a palma Stretta co ’l tuo fedele, entra d’amore Nel tempio: ma il pudore Che la vergin tingea de la sua rosa
Non si scompagni da la nova sposa.
i due cori
Ahi, la non degna sposa Ch’odia di madre il nome Stolta e crudele! Come Talento reo la sprona, A danze si abbandona — furïosa
E in tanto, o empia!, langue Su mercenario petto Il caro pargoletto, E d’altrui baci impara Disconoscenza amara — del suo sangue.
Ma, quando di restia Vecchiezza il corpo offeso Sente de gli anni il peso, A lei non per soave Cura figlial men grave — è l’età ria.
Muore; e non di sua prole Il pianto e il bacio estremo Non il vale supremo La misera conforta: Questo natura porta — ed il ciel vuole.
Ma tu piú saggia il fiore D’ogni piacer ritrova In questa cura nova. Cosí nel bel disio Ti benedica Iddio — t’arrida amore.