Italian poem
Meminisse horret
Sbarrate la soglia, chiudete ogni varco, Gittatemi intorno densissimo un vel! D’orribile sogno mi preme l’incarco: Ho visto di giallo rifulgere il ciel.
Un lezzo nefando d’avello e di fogna Uscía dal palagio che a fronte ci sta: Le vecchie campane sonavano a gogna Di Piero Capponi per l’ampia città,
E giú da’ bei colli che a’ dí del cimento Tonavan la morte su ’l fulvo stranier Un suon di letane scendea lento lento E pallide torme dicean — Miserer — .
Con giunte le mani prostrato il Ferruccio Al reo Maramaldo chiedeva mercé, E Gian de la Bella levato il cappuccio Mostrava lo schiaffo che Berto gli diè.
E Dante Alighieri vestito da zanni Laggiú in Santa Croce facea ’l ciceron, Diceva — Signori, badatevi a’ panni, Entrate, signori: voi siete i padron.
Che importa se l’onta piú, meno, ci frutti? Io sono poeta, né so mercantar. Il ghetto d’Italia dischiuso è per tutti. Al popol d’Italia chi un calcio vuol dar? —
E dietro una tomba vid’io Machiavello De gli occhi ammiccare con un che passò E dir sotto voce — Crin morbido e bello, Sen largo ha mia madre; né dice mai no.
Son fòri fulgenti di dorie colonne I talami aperti di sue voluttà: Su ’l gran Campidoglio si scigne le gonne E nuda su l’urna di Scipio si dà — .