Italian poem
Roma
Date al vento le chiome, isfavillanti Gli occhi glauchi, del sen nuda il candore, Salti su ’l cocchio; e l’impeto e il terrore Van con fremito anelo a te d’avanti.
L’ombra del tuo cimier l’aure tremanti, Come di ferrugigno astro il bagliore, Trasvola; e de le tue ruote al fragore Segue la polve de gl’imperi infranti.
Tale, o Roma, vedean le genti dome La imagin tua ne’ lor terrori antichi: Oggi una mitra a le regali chiome,
Oggi un rosario che la man t’implichi Darti vorrien per sempre. Oh ancor del nome Spauri il mondo e i secoli affatichi!