Italian poem
E crollar le gran torri, e le colonne
by Giovan Pietro Zanotti (1674–1765)
E crollar le gran torri, e le colonne Scuotersi, e infrante al suo cader le porte; E i Sacerdoti di color di morte Gemere; e l’alte Vergini, e le Donne Squallide scapigliate e scinte in gonne, Co’ pargoletti infra dure ritorte, Ir dietro al Vincitor superbo e forte, Mirasti, e ne piangesti empia Sionne. E il Ciel d’un guardo invan pregasti allora Desolata Città su i dolor tuoi, Sola sedendo a tai rovine sopra. Ma dì: fra tanti guai pensasti ancora A un Dio confitto in Croce, a tanti suoi Strazi, che sol de le tue man son’opra?
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- Ben mi può torre, che a mirar non giunga
- E qual sì industre man ritrar poteo
- E sempre avrai d'intorno a gli occhi avvinta
- Io veggio il Re feroce: ecco l'altero
- Madre, ben hai giusta cagion di doglia
- O Auguste Donne, o dell'antico e chiaro
- Oh qual interno, oh qual nuovo m'innalza
- Scossa talora la pesante e dura