Italian poem
Sonetto
Chiunque il suon de' miei lamenti udì, Onde i miseri fogli empiendo vo, E le querele, che sparsi fin quì Contro quei, che i tre Giulj mi prestò;
Forse dirà, ch'io non dovea così Trattar basso soggetto, e che perciò Di quel celeste dono, onde mi empì La mente Apollo, inutil uso io fo.
Ma che mai può saper costui, chi dà Sprone al mio canto, ed il dolor qual'è, Che il cor m'affligge, e che languir mi fa?
Che può saper, che spesso entro di me Non pianga le mie vere avversità, Sotto il pretesto delli Giulj tre?