Italian poem
Il dittamo
Dittamo nato all’umile finestra, donde pel Corpusdomini sorrisi alla soave tra fior di ginestra e fiordalisi
processïone; io so di te, che immensa virtù possiedi ne’ chiomanti capi, cespo lanoso ed olezzante, mensa ricca dell’api.
Te, con la freccia tremolante al dosso, cerca nei monti il daino selvaggio, farmaco certo — di lui segue un rosso rigo il viaggio —
Dittamo blando per la mia ferita l’avete, o balze degli aerei monti, dove nell’alto piange la romita culla dei fonti?
Bianche ai dirupi pendono le capre; l’aquila passa nera e solitaria; sibila l’erba inaridita; s’apre, sotto il pie’, l’aria.