Versos Italian Giovanni Pascoli Il solitario

Italian poem

Il solitario

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Stette sul botro, stette su lo scoglio, dritto, sonando il flauto di corteccia: l’acqua rispose con un suo gorgoglio.

Intese la diana boschereccia il vecchio bosco, e la vitalba volle togliersi i bianchi bioccoli alla treccia.

E passò l’acqua e risalì sul colle: per tutti i poggi il sufolo selvaggio schiudeva i bocci, apriva le corolle.

Pioppi ed ontani pendere, al passaggio, facean dai rami ciondoli e nappine; chiedea l’avorno s’era giunto maggio.

Mettea, chi fiori non potea, le spine; mettea le gemme l’albero più brullo: piovea la quercia, vergognando alfine,

le vecchie foglie a’ piedi del fanciullo.

E il bel fanciullo nella lieta ascesa passò, col fresco flauto tra le dita, presso macèe che furono una chiesa.

Pur v’è qualcosa della scorsa vita, poichè vi canta all’apparir del nuovo giorno ed al vespro il passero eremita.

Vi canta ai biacchi, che lì hanno il covo, ai grilli, alle lucertole che destre vengono a guizzi di tra il cardo e il rovo.

Dore intonò col sufolo silvestre la sua fanfara del ritorno; e il suono sparse per tutto un vago odor cilestre:

per tutto un casto odore, un odor buono, dov’era già il sagrato, dove pare fosse la croce, dove, ignoti, sono

sepolti i morti sotto il morto altare.

Viole caste, pallide viole! Il fiore va, ma lascia un seme e il miele. Aprite, o fiori, all’ape che vi vuole!

Il solitario udiva. Ecco, e fedele alla rovina, prese alcun fuscello, radiche e scorze, crini e ragnatele;

e fece il nido, oh! rozzo assai, ma bello.