Versos Italian Giovanni Pascoli L'usignolo

Italian poem

L'usignolo

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Su l’alba udì, ma piano, come fosse un gran segreto, bisbigliar di bianche ova e celesti con goccine rosse,

calde nel musco, sopra i pappi, ed anche tra foglie secche... Prima ancor di giorno volò ciascuno alle compagne stanche.

Ma tutto il giorno andava Rigo attorno senza far nulla. Non guardò nell’orto spighe di lilla e ciondoli d’avorno.

Violacciocche, e’ vi guardava torto quando lo chiamavate con l’odore! Ma verso sera egli là era, smorto...

E vide Rosa: aveva in grembo un fiore, non facea nulla, ed era sola e muta. S’udia lontano il sufolo di Dore.

Guardava in aria, a nulla. Era seduta.

Rigo le prese le due mani. “O Rosa, ti voglio bene. Io t’amo e mi vergogno di dirlo a te, di dirlo a te... mia sposa!

Non ho coraggio, Rosa, ed ho bisogno che tu m’incuori. Il cuore trema: senti? E non m’attento di parlar, che in sogno.

Anche tu sembra allora che ti attenti. Se mostro un po’ di chiuder gli occhi e taccio, tu entri in casa senza aprir battenti.

Tu vai, tu vieni... Oh! io non ti discaccio!„ Ecco e d’un braccio cinse a lei la vita, ed essa gli si abbandonò sul braccio.

“Tu sei l’anima mia, sei la mia vita. Battere, il cuore, senza il tuo, non osa più. Respiriamo con la bocca unita!

Apriti alfine, o mio bocciòl di rosa!„

Allor s’aprì la prima stella in cielo; e dalla terra tacita e sorpresa si levò un trillo come un lungo stelo.

Un’altra, un altro. Ad ogni stella accesa, un nuovo canto. Un canto senza posa correva ardendo lungo la distesa

del cielo azzurro. — È l’usignolo, o Rosa! —