Versos Italian Giovanni Pascoli Note

Italian poem

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For de la bella caiba     fuge lo lusignolo. Plange lo fantino     però che non trova lu so osilino     ne la gaiba nova, e dise cu dolo:     chi gli avrì l’usolo? e dise cum dolo:     chi gli avrì l’usolo?

E in un boschetto     se mise ad andare, sentì l’oseletto     sì dolze cantare. oi bel lusignolo,     torna nel meo broylo oi bel lusignolo,     torna nel meo broylo.

Sette anni pianse, oimè sett’anni sani, e scalza andava, un vinco nelle mani. Pecore e capre aveva intorno, e i cani. Sette anni, oimè tapina schiava, Sett’anni pianse: un dì, cantava... Passava un cavaliere della croce. Sentì lassù la dolce chiara voce. Legò il cavallo con la briglia a un noce. «Vocina chiara come argento, sette anni è, sì, che non ti sento!». Legò il cavallo, e le si fece avanti. «Deh! pastorella, Dio te guardi e i Santi: mangiasti bene, così gaia tu canti!» «Voi dite, la Dio grazia, vero. Mangiammo i cani ed io pan nero»

Il cavaliere la mirò con doglia. «Nei tuoi capelli sempre il vento broglia: lascia tra i ricci l’erba, il fior, la foglia». «Il vento no, non è, mio sire: è che nel fieno ho da dormire». Al cavaliere ansava forte il petto. «In quel castello, ov’albergare aspetto, dimmi s’io posso ritrovare un letto». «Di piume, io l’ebbi, in quel castello, col sire mio sì biondo e bello!». «Tristo a cui ti fidai nel mio passare! Mia dolce sposa, io torno a te dal mare». E si toglieva l’elmo ed il collare: e per le spalle, a mo’ dell’onde, scorrean le lunghe ciocche bionde.

In una grotta in riva della Zena c’è un vieni e vai, ma che si sente appena... gràpari gràpari tra... Ell’è una donna che tesse che tesse, una spola che va che va...

Un drago aspetta, attento, che si spicci; il giorno sta con gli occhi fissi ai licci... gràpari gràpari tra... Finito ch’abbia quello ch’ella tesse, dopo, il drago la mangerà.

Ma, guarda e guarda, gli occhi a sera ei vela. Ei dorme, ed ella stesse la sua tela... gràpari gràpari tra... Il giorno fa, la notte sfa, chè tesse la tela dell'eternità.

Rispònder vòi a dòna Frìxa Ke mè consèia en là soa guìsa.

Libero dritto sano è tuo arbitrio e fallo fora non fare a suo senno: perch’io te sopra te corono e mitrio.

Resultet echo, comes: eja vigila! Per muros, eja, dicat echo, vigila!

A l’entrada del tems clar, eya, per joja recomençar, eya, e per jelos irritar, eya,

Partite, amore; adeo; ché tropo çe se’ stato, lo maitino è sonato, çomo me par che sia. Partite, amore; adeo; che non fossi trovato in sì fina cellata como nui semo stati: or me bassa, oclo meo; tosto sia l’andata . . . . . . . . . . . . . Partite, amore; adeo; e vane tostamente . . . . . . . . . . . . .