Versos Italian Giovanni Prati Riccio (monologo)

Italian poem

Riccio (monologo)

by (1814–1884)

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Io mi sveglio ogni mattino, scenda il verno o nasca april, sotto questo biancospino, dove ascoso è il mio covil.

Vanno acuti i miei pungigli crepitando intorno a me, e in custodia a tai famigli son sicuro al par d’un re.

Come i zingani non giro; star soletto è mio piacer, e soletto il muschio spiro nelle nari al passegger.

L’uccellin, com’io, romito vieti a far la sua canzon sul comignolo fiorito della verde mia magion. Non invidio dal mio nido l’Escu riale od il Kremlin, parmi albergo assai piú fido il mio dolce biancospin. E ringrazio la natura, perché riccio mi formò. Qui son nato, e nell’oscura mia casipola miorrò. Dice il mondo che chi dorme nella polve è vivo ancor, che ogni cosa in mille forme si tramuta e mai non rauor. Una veste assai piú bella dunque anch’io potrei trovar; potrei farmi eterea stella, fiore al campo o perla al mar. Delle ninfe erranti in ballo sotto il gorgo cilestrin, fresco ramo di corallo, potrei splendere sul crin. D’òr le briglie e il morso d’oro, potrei farmi un bel destrier, con in groppa Otello il moro, o Baiardo il cavalier.

Grigio falco, il cielo aperto potrei correre un bel di, o re biondo del deserto sciór le bende a qualche Ali. E, assai meglio, io potrei farmi aura, palpito, sospir, luce, amor, rugiada e carmi per dar vita e non morir. Ma, al mattin rosato e blando, s’io di qua saluto il ciel, che mi giova andar sognando altri giorni ed altro vel? Spargo effluvi al sol che tepe, la mia parte ho anch’io quaggiú, e i pungigli e la mia siepe chiedo al cielo e non di piú.