Italian poem
Là 've quel monte infin al ciel inalza
by Girolamo Preti (1582–1626)
Lá ’ve quel monte infin al ciel inalza la frondosa di querce ispida schiena, e par che regga il debil fianco appena quella d’alti dirupi orrida balza; lá stassi Cinzia e, leggiadretta e scalza, con l’orme del bel piè stampa l’arena, dove quel rio da cavernosa vena sbocca di grembo al monte, al piè gli balza. Mira, o Tirsi, colá come lasciva or bagna il suo bel viso ed or le piante ne l’onda cristallina e fuggitiva. I’ giurerei che quella rupe amante è di lei fatta, e quella fonte viva è di pianto amoroso onda stillante.
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- Cinzia, colà tra quelle balze alpine
- Figlio dell'aura, emulator de' venti
- Frenava il mio bel Sol vago destriero
- Ite in dono a colei, pallide rose
- Mentre in cristallo rilucente e schietto
- Notturno e solo, a queste mura intorno
- Penna immortal, che col tuo volo arrivi
- Un rio, qui gorgogliando in fra le sponde