Italian poem
La Guerra
Eh no, la guerra, in fondo, Non è cosa civile: D’incivilire il mondo Il genio mercantile S’è addossata la bega: Marte ha messo bottega.
Le nobili utopie Del secolo d’Artù, Son vecchie poesie Da novellarci su: Oggi a pronti contanti I Cavalieri erranti
Con tattica profonda Nell’arena dell’oro, A tavola rotonda Combattono tra loro, Strappandosi co’ denti Il pane delle genti.
Sì sì, pensiamo al cuoio, E la gotta a’ soldati. Cannone e filatoio Si sono affratellati; È frutto di stagione Polvere di cotone.
Di guerresco utensile Gli arsenali e le rocche Ridondano: il fucile Sbadiglia a dieci bocche De’ soldati alle spalle, Affamato di palle.
Nè mai tanto apparato D’armi, crebbe congiunto A umor sì moderato Di non provarle punto. Dormi, Europa, sicura; Più armi e più paura.
Popoli, respirate; E gli eroi macellari Cedano alle stoccate Degli eroi milionari: La spada è un’arme stanca, Scanna meglio la banca.
Bollatevi tra voi, Re, ministri e tribune; Gridate all’arme, e poi Desinando in comune, Gran proteste di stima, E amici più di prima.
La pace del quattrino Ci valga onore e gloria: Guerra di tavolino Facilita la storia. Oh che nobili annali, Protocolli e cambiali!
Hanno tanto gridato Sulla tratta de’ Negri! Eppure era mercato! Tedeschi, state allegri; Finchè la guerra tace, Ci succhierete in pace.
Ma che è questo scoppio Che introna la marina? Nulla: un carico d’oppio Da vendersi alla China: È una Fregata inglese Che l’annunzia al paese.
Qui, l’oppio capovolta Dritti e filantropie! Ma i Barbari una volta, Oggi le mercanzie Migran da luogo a luogo, Bisognose di sfogo.
Strumento di conquista Fu già la guerra; adesso È affar da computista: Vedete che progresso! Pace a tutta la terra; A chi non compra, guerra.