Versos Italian Giuseppe Giusti Per il primo Congresso dei Dotti

Italian poem

Per il primo Congresso dei Dotti

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Di sì nobile Congresso Si rallegra con sè stesso Tutto l’uman genere.

Tra i Potenti della penna Non si tratta, come a Vienna, D’allottare i popoli.

E per questo un Tirannetto Da quattordici al duetto Grida: oh che spropositi!

Questo Principe toscano, Per tedesco e per sovrano, Ciurla un po’ nel manico.

Lasciar fare a chi fa bene? Ma badate se conviene! Via, non è da Principe.

Inter nos, la tolleranza È una vera sconcordanza, Cosa che dà scandalo.

Non siam re mica in Siberia: Dio ’l volesse! Oh che miseria Cavalcar l’Italia!

Qui, nell’aria, nel terreno. Chi lo sa? c’è del veleno: Buscherato il genio!

Un’Altezza di talento Questo bel ragionamento Faccia a sè medesimo:

Se la stessa teoria Segue, salvo l’eresia, Il morale e il fisico;

Anco il lume di ragione, Per virtù dì riflessione, Cresce e si moltiplica.

E siccome a chi governa È nemica la lanterna Che portò Dïogene,

Dal mio Stato felicissimo (Che per grazia dell’Altissimo Serbo nelle tenebre)

Imporrò con un decreto Che chi puzza d’alfabeto Torni indietro subito;

E proseguano il viaggio, Purchè paghino il pedaggio, Solamente gli asini.

Ma quel matto di Granduca Di tener la gente ciuca Non conosce il bandolo.

Qualche birba lo consiglia; O il mestare è di famiglia Vizio ereditario.

Guardi me che so il mestiere, E che faccio il mio dovere Propagando gli ebeti.

Per antidoto al progresso, Al mio popolo ho concesso Di non saper leggere.

Educato all’ignoranza, Serva, paghi, e me n’avanza: Regnerò con comodo.

Sì, son Vandalo d’origine, E proteggo la caligine, E rinculo il secolo.

Maledetto l’Ateneo Che festeggia il Galileo, Benedetto l’Indice.