Italian poem
Per le Feste triennali di Pescia
Quando lieto Israele Movea coll’arca santa ai dì festivi, E coi Leviti il popolo fedele Alternava arpionia d’inni giulivi; Davidde umile e pio, Dimessa ogni grandezza innanzi a Dio,
In man l’arpa togliea, E precedendo il carro benedetto, Sciolta l’aura vocal che gli fremea Entro i meati del divino petto, Del cantico ispirato Empia d’intorno il ciel rasserenato.
Il nome tuo, Signore, Narrano i Cieli e annunzia il firmamento; E dolce senso di vitale odore Come da vaso d’incorrotto unguento Dal tuo favor discende, All’anima di lui che in te s’intende.
Tu beato in te stesso Quand’anco il tempo e la vita non era, Pur di te nel creato un segno espresso, Qual di suggello d’oro in molle cera, Volesti, e si compose Questo mirabil ordine di cose.
Come pugno d’arena Disseminasti pel vano infinito L’eteree faci: il moto e la catena Tu reggi delle sfere, e tu col dito Segni l’ultime sponde Ai fuochi occulti e al fremito dell’onde.
D’invisibili penne Armi la ruinosa ala dei venti; Per te si versan da fonte perenne I fiumi, e quasi corridor fuggenti La verga tua gli spinge Nel mar che tutto intorno il suol recinge.
L’aere, la terra e l’acque Di varia moltitudine infinita Diversamente popolar ti piacque. Il cerchio universal di tanta vita Che il tuo valore adorna, Da te muove, in le vive, a te ritorna.
Or dall’empirea reggia D’onde piove di grazia almo ristoro, Come artista che infuse e rivagheggia Tanta parte di sè nel suo lavoro, Padre, rivolgi a noi La benigna virtù degli occhi tuoi.
Come l’umíl villano La casa infiora, e tien purgato e netto L’ovile intorno, se il signor lontano Ode che venga al suo povero tetto; Oggi così le genti T’invocano fra loro, e reverenti
Questa pompa devota T’offrono nel desio di farti onore. Mille voci concordi in una nota E mille alme che infiamma un solo amore, Come vapor d’incenso Salgono a te pel chiaro etere immenso.
I colli circostanti, In tanto lume di letizia accesi, Ridono a te che di luce t’ammanti E nella luce parli e ti palesi, Rompendo col fulgore Della tua maestade ombre d’errore.
Tale il pastor di Jetro Che tolse al giogo il tuo popol giudeo. Prima che tanta si lasciasse addietro Ruina di tiranni all’Eritreo, Sul rovo fiammeggiante Ti vide e t’adorò tutto tremante.
Bello dei nostri cuori Farti santo olocausto in primavera, Or che l’erbe novelle e i nuovi fiori Tornan la terra alla beltà primiera, E rammentar ne giova Quell’aura di virtù che ci rinnova.
Era così sereno, Così fecondo il cielo, e sorridea Di vivace ubertà ricco il terreno, Quando l’uomo, di te gentile idea, Prese lieta, innocente Vita, nell’atto dell’eterna mente.
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