Italian poem
Rassegnazione e proponimento di cambiar vita
Io non mi credo nato a buona luna; E se da questa dolorosa valle Sane a Gesù riporterò le spalle, Oh che fortuna!
In quanto al resto poi non mi confondo: Faccia chi può con meco il prepotente, Io me la rido, e sono indifferente, Rovini il mondo.
A quindici anni immaginava anch’io Che un uomo onesto, un povero minchione, Potesse qualche volta aver ragione: Furbo, per Dio!
Non vidi allor che barattati i panni Si fossero la frode e la giustizia: Ah veramente manca la malizia A quindici anni!
Ma quando, in riga di paterna cura, Un birro mi cuoprì di contumelia, Conobbi i polli, e accorto della celia Cangiai natura.
Cangiai natura, e adesso le angherie Mi sembrano sorbetti e gramolate: Credo santo il bargello, e ragazzate Le prime ubbie.
Son morto al mondo; e se il padron lo vuole, Al messo, all’esattore, all’aguzzino Fo di berretta, e spargo sul cammino Rose e viole.
Son morto al mondo; e se novello insulto Mi vien da Commissari o colli torti, Dirò: che serve incrudelir co’ morti? Parce sepulto!
Un diavol che mi porti o il lumen Christi Aspetto per uscir da questa bega; Una maschera compro alla bottega De’ Sanfedisti.
La vita abbuierò gioconda e lieta; Ma combinando il vizio e la decenza, Velato di devota incontinenza, Dirò compieta.
Più non udrà l’allegra comitiva La novelletta mia, la mia canzone; Gole di frati al nuovo Don Pirlone Diranno evviva.
In un cantone rimarrà la bella Che agli scherzi co’ cari occhi m’infiamma, E raglierò il sonetto e l’epigramma A Pulcinella.
Rispetterò il Casino, e sarò schiavo Di pulpiti, di curie, e ciarlatani; Alle gabelle batterò le mani, E dirò, bravo!
Così sarò tranquillo, e lunga vita Vivrò scema di affanni e di molestie; Sarò de’ bacchettoni e delle bestie La calamita.
Amica mi sarà la sagrestia, La toga, durlindana, e il Presidente; Sarò un eletto, e dignitosamente Farò la spia.
Subito mi faranno cavaliere, Mi troverò lisciato e salutato, E si può dare ancor che sia creato Gonfaloniere.
Allora, ventre mio, fatti capanna; Manderò chi mi burla in gattabuia: Dunque s’intuoni agli asini alleluia, Gloria ed osanna.