Italian poem
Canto per Gl'Italiani di Lucca
by Giuseppe Ricciardi (1839–1908)
Da l'Alpi a Mongibello, Dal Tirreno all'adrïaco Flutto, a ogni fren rubello, Su l'Arno, o su l'Eridano Non sorge una città, Non una breve terra, Ove non sian memorie Magnanime di guerra, Ove non bolla indomito L'amor di libertà. Anime ardenti e belle, Tue mura un dì racchiusero, O Lucca, oggi d'imbelle Popol ricetto e povera Schiava d'ignobil sir.... Di che vivida luce Splendea de' tuoi manipoli La valentia, cui duce Di Castruccio miravasi Il formidato ardir! Ma de' fratelli a danno Ei li guidava, e perfido Poscia insorgea tiranno De l'innocente patria..... Si taccia, o traditor, De le tue geste, e un canto, Lucca gentil, disciolgasi A un cittadin tuo santo, Che invendicata vittima Cadea del patrio amor. O Burlamachi, immensa Fu la tua gloria! — In umile Stato e' nascea, ma intensa Brama d'onor ne l'anima Nudriva, e colla man Che a l'opere intendea Del poverello artefice L'alte storie volgea D'Italia, e de la misera Allo strazio inuman Si rodea fieramente, E mille volte cupido Col guardo de la mente Di queste mura esigue Varcava il limitar.... E un sublime disegno Nel concitato spirito Sorgeagli — da l'indegno Servaggio intera Italia A libertà chiamar!..... E matura è l'impresa, Ed un'età s'approssima Da sì gran tempo attesa, E già già il grido ascoltasi Di guerra a lo stranier!..... Vana speranza! un empio Tradia quel grande, e orribile Di lui faceasi scempio..... Ma non perciò negl'Itali Perirà il suo pensier. Come picciola fiamma Al furïar di Borea Più crepita e s'infiamma, Ed in un vasto incendio Tramutasi talor, Sì quel pensier non langue, Nè languirà per volgere Di fortuna, e dal sangue Sfolgoreggiante emergere Vedrassi e vincitor.