Italian poem
Canto per Gl'Italiani di Napoli
by Giuseppe Ricciardi (1839–1908)
Salve limpido ciel che le tirrene Onde inzaffiri! Maria Guacci Nobile.
Di quant'orme straniere fu impresso Questo suol! Quante barbare genti Sui bei campi dall'Orsa a torrenti, Dall'Occaso, dall'Ostro piombar! Di lor povere terre cacciate Dalla fame, qui volser le piante. Pria del sangue di Roma fumante D'Alarico ne punse l'acciar. Dalle rive del Bosforo accorso, Franse il Greco le gotiche spade..... A che pro, se dell'alme contrade A far strazio il Lombardo chiamò? Ma sul presto navile temuto Ecco appare il ladron Saraceno, Il Normanno gli è sopra, e il Tirreno De' corsali fa sgombro.... a che pro, Se la patria non sorge redenta, E lo Svevo succede al Normanno, E poi danno s'accumula a danno Dal Francese e dal cupido Ispan? Quanto sangue si bevve, quant'oro Quinci emunse l'Ibero esecrando!.... Va oggidì colle stragi scontando De' nostr'avi lo scempio inuman. Pur le avare sue gioie sovente I nostr'avi col ferro turbaro..... Come i polsi all'iniquo tremaro, Quando all'armi quest'ampia città Diè di piglio e al feroce Toledo Tinse il volto di rabbia e di scorno! Ma chi fia che dimentichi il giorno In che surta a gridar libertà, Un gentil pescator le fu duce Contra un nembo d'estranei soldati? Senza acciar le migliaja d'armati Ruppe e all'aure spiegò trïonfal Del cavallo sfrenato l'insegna, Che fatidico simbol di guerra, Fia salute a quest'umile terra, Fia al borbonico seme fatal...., Empio seme! Di strage più lune Queste mure inondava — atterrita Mirò Napoli tronca la vita De' suoi figli più nobili al fior. Presso il lido sanguigno a banchetto, Sulla poppa del vile Britanno, Delle vedove spose il tiranno, Delle madri insultava al dolor. Ma feral, minaccioso dall'acque D'una vittima il tronco sorgea, Ed un subito gelo mettea Nelle vene del perfido sir. Libertà per cui mille animosi A quei dì sul Sebeto periro, Libertà nostro primo sospiro, Libertà per cui presti a morir Sempre siam fra i tormenti o sul palco, Ah rispondi a nostr'avide brame, E ne dona lo stipite infame Del borbonico giglio schiantar! Spunti alfine, deh spunti quell'alba, Ed a prova vedrassi se indegna Sia di noi del corsiero l'insegna, Se la destra abbiam lenta al pugnar!