Italian poem
Canto per Gl'Italiani di Roma
by Giuseppe Ricciardi (1839–1908)
Vexilla regis prodeunt inferni. Dante.
Ahi Costantin di quanto mal fu matre! Dante.
Fiamma del ciel sulle tue trecce piova! Petrarca.
Il papa è papa e re, Dessi abborrir per tre. Alfieri.
Alcuna gente il sole Non vide mai più misera Di noi, chè umana prole Nessuna mai levò Grido maggior, nè in baratro Più vil precipitò. Invidïamo a quante Sono quaggiù più barbare Stirpi, e all'Arabo errante, E al bruno Egizïan, E a qual più servo popolo Nudre il lito affrican. Sul capo sanguinosa Pende lor la tirannide, Ma non imbelle, esosa Come noi strascinar Denno la vita, e cingono Un formidato acciar. D'ignoti rischi in traccia Il Beduin per l'arido Deserto avido caccia L'alipede corsier, E sol gl'incresce e l'agita Del riposo il pensier. Or dì, quai son tuoi studii, O gran donna del Tevere? E i generosi ludi Guerreschi ove n'andar? E chi su te, miserrima, Osa lo scettro alzar? Mostro fatal, cui diero Nascimento le tenebre De l'ignoranza, il fero, Lurido capo un dì Sul Tebro eresse e d'orrido Fetore il mondo empì. E sull'ausonia terra La feroce discordia, E la fraterna guerra Scelerato avventò, E di cento magnanimi Nel sangue gavazzò. Sacra è tua fama, o Arnaldo, Cui queste mura videro Imperturbato e caldo Di patria carità Sull'empio rogo ascendere Gridando libertà! Ed in eterno chiari Risuoneran fra gli uomini Di Rienzi e di Porcari Gl'incliti nomi, e allor Che racceso in ogni anima Fia l'antico valor, Nel glorïoso giorno Che a la città romulea Una gran luce intorno Di novo splenderà, E lei reina altissima De l'itale città Saluteran le genti, A quanti per la patria Volonterosi, ardenti Diero la vita invan Una bell'urna sorgere Vedrassi in Vatican. E fian disperse a' venti Le pontificie ceneri, Nè più molli concenti Il maggior tempio udrà. Ma d'animose, fervide Parole echeggerà. Ed un'aura di guerra Fia che spiri vivifica Su la redenta terra, E nel forte armeggiar Sarà diletto ai giovani Le membra esercitar. Ed ecco dei timballi, E de le trombe il sonito, E dei fieri cavalli L'ardente scalpitar Ne l'ampie vie succedere De' bronzi al rintoccar. Lieti quel dì degli avi Rïanderem le splendide Memorie, a noi sì gravi Nel presente dolor, Ch'aspri di ferro e liberi Riguarderemo in lor.