Versos Italian Guido Gozzano Domani

Italian poem

Domani

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per l’amico Silla Martini de Valle Aperta

I.

Il corruscante cielo d’Oriente a gran distesa lodano gli uccelli, Aurora arrossa i bianchi capitelli sul tempietto di Leda, intensamente.

Tolgon commiato tra le faci spente gli ospiti stanchi. Un servo aduna i belli fiori che inghirlandano i capelli e li gitta allo stagno, indifferente.

Le rose aulenti nella notte insonne, le rose agonizzanti, morte ai baci nelle capellature delle donne,

scendon piano con l’alighe tenaci, in su la melma livida e profonda, con le viscide larve dei batraci.

II.

Pace alle rose in fondo dello stagno, in loro fredda orrenda sepoltura; pur anche la sua gran capellatura dischioma l’olmo il pioppo ed il castagno.

Il cigno guata, mutolo e grifagno, lo stagno ricolmarsi di frondura. Silla, sognamo. Tutto ci assicura l’ultima pace e l’ultimo guadagno.

Guarda, fratello: innumeri le foglie attorte e rosse e gialle, senza strazio, distaccansi dal ramo, lentamente;

la Madre antica in sé tutte le accoglie. Sognamo, Silla, memori d’Orazio, quel sogno confortante che non mente.

III.

Perché morire? La città risplende in Novembre di faci lusinghiere; e molli chiome avrem per origliere, bendati gli occhi dalle dolci bende.

Dopo la tregua è dolce risapere coppe obliate e trepide vicende - bendati gli occhi dalle dolci bende - novellamente intessere al Piacere.

Ma pur cantando il canti di Mimnerno sento che morta è l’Ellade serena in questo giorno triste ed autunnale.

L’anima trema sull’enigma eterno; fratello, soffro la tua stessa pena: attendo un’Alba e non so dirti quale.

IV.

Che giovò dunque il gesto di chi disse: "Il gran Pan non è morto! Ecco la via dell’allegrezze nove. Ovunque sia dato l’annunzio del novello Ulisse!

Il flavo Galileo che ci afflisse di tenebrore e di malinconia e quella scialba vergine Maria e quella croce diamo alle favisse!"?

Nulla giovò. L’impavide biasteme non rianimeran lo spento sguardo dei numi elleni sugli antichi marmi.

"Lor giuventude vive sol nei carmi." Secondo la parola del Vegliardo il fato ineluttabile li preme.