Italian poem
Gozzano
Quante volte tra i fiori, in terre gaie sul mare, tra il cordame dei velieri, sognavo le tue nevi, i tigli neri, le dritte vie corrusche di rotaie, l’arguta grazia delle tue crestaie o città favorevole ai piaceri! ...... Come una stampa antica bavarese vedo al tramonto il ciclo subalpino. Da Palazzo Madama al Valentino ardono l’Alpi tra le nubi accese. E’ questa l’ora antica torinese, è questo l’ora vera di Torino. L’ora ch’io dissi del Risorgimento, l’ora in cui penso a Massimo d’Azeglio adolescente...... Un po’ vecchiotta, provinciale, fresca tuttavia d’un tal garbo parigino, in te ritrovo me stesso bambino, ritrovo la mia grazia fanciullesca, e mi sei cara come la fantesca che m’ha veduto nascere, o Torino! ...... A te ritorno quando si rabbuia il cuor deluso da mondani fasti Tu mi consoli, tu che mi foggiasti quest’anima borghese e chiara e buia...
Colossal quercia, o dietro la foresta le ciglia d’oro il plenilunio accampi magnificente....
Romantica luna, fra un nimbo leggiero che (baci le chiome dei pioppi, arcata siccome un sopracciglio (di bimbo, il sogno di tutto un passato nella tua curva (s’accampa....
A che destino ignoto si soffre? Va dispersa la lagrima che versa l’Umanità nel vuoto? ...... Socchiuso gli occhi estraneo ai casi della vita...... Verrà da sè la cosa vera chiamata Morte; che giova ansimar forte per l’erta faticosa?
Fino alla tomba il tuo gelido cuore porterai con la tua sete fanciulla ...... Una ti bacierà con la sua bocca, forzando il chiuso cuore che resiste; e quell’una verrà, fratello triste, forse l’uscio picchiò con la sua nocca.
L’infanzia remotissima... la scuola la pubertà... la giovinezza accesa..... i pochi amori pallidi..... l’attesa delusa.....il tedio che non ha parola..... la Morte e la mia Musa con sè sola, sdegnosa, taciturna ed incompresa.
M’accende il riso della bocca fresca ...... e il profùmo d’istoria boccaccesca Gaie figure di Decamerone le cameriste dan......
Ahi se potessi amare! Ah se potessi amare, canterei si novamente ...... Amanti! Miserere, miserere di questa mia giocosa aridità larvata di chimere!
Io non sorrisi. L’animo godette quel romantico gesto d’educanda.
M’apparisti così come in un cantico dei Prati, lagrimante l’abbandono per isole perdute nell’Atlantico: ed io fui l’uomo d’altri tempi, un buono sentimentale giovane romantico.... Quello che fingo d’essere e non sono!
(Socchiudo gli occhi, estranio ai casi della vita La vita..... ......Non agogno che la virtù del sogno, l’inconsapevolezza.)
(Socchiusi gli occhi, sto supino nel trifoglio e vedo un quadrifoglio che non raccoglierò)
.... « Fu taciturna, amore, per te, come il Dolore...» — « O la Felicità »...
Ma te non rivedo nel fiore, amica di Nonna! (Ove sei o sola che forse potrei amare, amare d’amore?)