Versos Italian Lorenzo de' Medici Canto VII.

Italian poem

Canto VII.

by

Listen in the reader

Donne, noi siam dell’olio facitori, né mai versianne una gocciola fuori. Ciascun di noi ha la sua masserizia: in punto, bene e con assai letizia compiam nostr’opra, e dell’olio a dovizia sappiam di vostre ulive cavar fuori. Se voi aveste, donne, a macinare ulive in quantitá per olio fare, siate contente volerci provare, ché siam degli altri mastri assai migliori. A far dell’olio la pregna è nimica: facci gran danno e dácci assai fatica, guasta i vaselli e fa come l’ortica: cocciole rilevate e pizzicori. Donne, quant’olio fa chi forte mena e sia gagliardo ed abbia dura schiena! Tanto ne suol venir, che a mala pena si può tener, che non trabocchi fuori. Il bello è poi che lo strettoio afferra l’ulive infrante, e preme e strigne e serra; quando pigniam la nostra stanga a terra, per forza fa che lo strettoio lavori. Escene l’olio e non fa quasi morcia, tal che bisogno abbiam delle vostr’orcia. Che ne farien le montagne di Norcia, s’ell’avessin di questi facitori! Adopransi a far l’olio i romaiuoli e pezza, gabbia, stanga e bigonciuoli; facciánlo accompagnati, me’ che soli: gli altri non son per esserci fattori.

Però, donne gentil, l’olio farete, quando l’ulive vostre in punto arete; perché, se punto le sopraterrete, vi dorrá poi non le poter trar fuori. L’ulive, donne belle, abbiam portate, perché piú volentier l’olio facciate; per prova d’esse il lor sapor gustate, ch’è dolce assai piú che gli altri liquori.