Italian poem
Canto IX.
Buona roba abbiam, brigata, e faccianne gran derrata. Noi siam ben rivenditore, ma di bella roba e nuova, e d’averne sempre onore, quand’altrui ne fa la pruova; cioppe vecchie a noi non giova di rivender mai, né stracci, ché nessuno è a chi piacci una cosa stazzonata. Chi vecchiume comprar vuole per vantaggio, e suoi avanzi, quando poi l’adopra, vuole volger dietro quel dinanzi; pur non crediam se ne avanzi, tanto spesso si ricuce: ogni dí si straccia e sdruce una cosa trassinata. Noi abbiam cappe a dovizia e gammurre e gammurrini; mai piú bella masserizia abbian noi, che è in panni lini, o volete grossi o fini d’un serrato lavorío; chi avesse anche disio d’una coda, sia trovata. Tra piú code, ben sapete, costei una n’ha riposta; pure in ordin, se volete, sará sempre a vostra posta:
ell’è grande e poco costa; ogni fanciulla l’aocchia, perch’ell’ha buona pannocchia, grossa, e sta bene appuntata. Cuffie abbiam di piú maniere: chi ne vuol dia danar su: a bendoni ed a testiere; pur le tonde s’usan piú; acque abbiam di piú vertú per chi non può sgravidare: pezza rossa usiam portare per chi fosse un po’ attempata. Se da noi voi comprerete, donne e uomin, quel che abbiamo, porterenlo ove vorrete: questo spesso lo facciamo; e nel luogo ove abitiamo facciam l’anno cento accordi, dando mille buon ricordi alla parte piú ostinata.