Italian poem
Canto II.
Filatrici d’òr siam, come vedrete, se del nostro filar prova farete. Consiste quasi il tutto nel tagliare l’oro e saper le forbici menare; e chi tagliando fa l’oro stiantare, nel filar sempre dolersi udirete. Quando si taglia il fil, s’è lungo e bello, si cuopre me’ la seta assai con quello: chi ’n scatola lo tien, chi ’n alberello; ché l’oro assai si stima, e voi ’l sapete. Sopra tutto al filar pulita e netta esser si vuol, perché ad ognun diletta un netto lavorío che ’l gusto alletta, né mai piú bel che ’l nostro troverrete. Non è l’anel di piccola importanza a filar ben, ché non si vuol far sanza; e, benché un fesso in quel fosse a bastanza, spesso con molti usar lo troverrete. Guardate queste giovani pulzelle, che a filar sono leggiadrette e snelle; e, se ’mpacciar vi piacerá con quelle, pulito l’oro e netto troverrete. Non abbiam altro a queste mai insegnato; e, benché ’l tempo nostro sia passato, del filar òr facciam qualche mercato, tal che serviti ben sempre sarete.