Versos Italian Lorenzo de' Medici Canzona VI.

Italian poem

Canzona VI.

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Lasse, in questo carnasciale noi abbiam, donne, smarriti tutt’a sei nostri mariti; e sanz’essi stiam pur male. Di Narcetri noi siam tutte, nostr’arte è l’esser forese; noi cogliemo certe frutte belle come dá il paese; se c’è alcuna sí cortese, c’insegni i mariti nostri; questi frutti saran vostri, che son dolci e non fan male. Cetriuoli abbiamo e grossi, di fuor pur ronchiosi e strani; paion quasi pien di cossi, poi sono apritivi e sani; e’ si piglion con duo mani: di fuor lieva un po’ di buccia, apri ben la bocca e succia; chi s’avezza, e’ non fan male. Mellon c’è cogli altri insieme quanto è una zucca grossa; noi serbiam questi per seme, perché assai nascer ne possa. Fassi lor la lingua rossa, l’alie e’ piè: e pare un drago a vederlo e fiero e vago; fa paura, non fa male.

Noi abbiam con noi baccelli lunghi e teneri da ghiotti; ed abbiamo ancor di quelli duri e grossi, e son buon cotti e da far de’ sermangotti, se la coda in man tu tieni; su e giú quel guscio meni; e’ minaccia e non fa male. Queste frutte oggi è usanza che si mangin drieto a cena: a noi pare un’ignoranza; a smaltirle è poi la pena: quanto la natura è piena dé’ bastar: pur fate voi dell’usarle innanzi o poi; ma dinanzi non fan male. Queste frutte, come sono, se i mariti c’insegnate, noi ve ne faremo un dono: noi siam pur di verde etate; se lor fien persone ingrate, troverrem qualche altro modo, che ’l poder non resti sodo: noi vogliam far carnasciale.