Italian poem
Canzona XI.
O donne, noi siam giovani fornai, dell’arte nostra buon maestri assai. Noi facciam berlingozzi e zuccherini, cociamo ancor certi caliconcini: abbiam de’ grandi, e paionvi piccini, di fuor pastosi e drento dolci assai. Facciamo ancor bracciatelli ed i gnocchi, non grati agli occhi, anzi pien di bernocchi: paion duri di fuor, quando li tocchi; ma drento poi riescon meglio assai. Se ci è alcuna a chi la fava piaccia, la meglio infranta abbiam che ci si faccia, con un pestel che insino a’ gusci schiaccia, ma a menar forte ell’esce de’ mortai. Noi sappiamo ancor fare il pan buffetto, piú bianco che non è ’l vostro ciuffetto; direnvi il modo che n’abbiam diletto; pensar, dir, far non vorrem’altro mai. Convien farina aver di gran calvello, poi menar tanto il staccio o burattello, che n’esca il fiore e l’acqua calda, e quello mescola insieme, e tutto intriderai. Or qui bisogna aver poi buona stiena: la pasta è fine quanto piú si mena; se sudi qualche goccia per la pena, rimena pur insin che fatto l’hai. Fatto il pan si vuol porre a lievitare; in qualche loco caldo vorria stare; sopra un lettuccio puossi assai ben fare; che in ordine sia bene aspetterai.
Intanto ’l forno è caldo e tu lo spazzi, lo spazzatoio in qua e in lá diguazzi: se vi resta di cener certi sprazzi, non l’ha mai netto ben chi cuoce assai. Sente il pan drento quel calduccio e cresce, rigonfia, e l’acqua a poco a poco n’esce; entravi grave e soffice riesce; d’un pane allor quasi un boccon farai. Per cuocere un arrosto ed un pastello, allato al forno grande è un fornello, e tutt’a dua han quasi uno sportello, ma non lo sanno usar tutti i fornai. O belle donne, questa è l’arte nostra; se voi volessi per la bocca vostra qualche cosetta, questa sia la mostra: al paragon noi starem sempre mai.