Italian poem
Canzona VIII.
Sette pianeti siam, che l’alte sede lasciam per far del cielo in terra fede. Da noi son tutti i beni e tutti i mali, quel che v’affligge miseri, e vi giova; ciò ch’agli uomini avviene, agli animali e piante e pietre, convien da noi muova; sforziam chi tenta contro a noi far pruova; conduciam dolcemente chi ci crede. Maninconici, miseri e sottili; ricchi, onorati, buon prelati e gravi; súbiti, impazienti, fèr, virili; pomposi re, musici illustri, e savi; astuti parlator, bugiardi e pravi; ogni vil opra alfin da noi procede. Venere graziosa, chiara e bella muove nel core amore e gentilezza: chi tocca il foco della dolce stella, convien sempre arda dell’altrui bellezza: fère, uccelli e pesci hanno dolcezza: per questa il mondo rinnovar si vede. Orsú! seguiam questa stella benigna, o donne vaghe, o giovinetti adorni: tutti vi chiama la bella Ciprigna a spender lietamente i vostri giorni, sanz’aspettare che ’l dolce tempo torni, ché, come fugge un tratto, mai non riede. Il dolce tempo ancor tutti c’invita lasciare i pensier tristi e van dolori. Mentre che dura questa brieve vita, ciascun s’allegri, ciascun s’innamori; contentisi chi può: ricchezze e onori per chi non si contenta, invan si chiede.