Versos Italian Ludovico Ariosto Elegia I

Italian poem

Elegia I

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Quel fervente desío, quel vero ardore Che diè principio e mezzo a’ desir miei, Darà ancor fine a’ miei stenti e sudore. Nè curo i sospir più, nè tanti omei, Nè le minacce, teme, ire e paura, L’abisso, il mondo, il ciel, uomini e dei; Che una fondata rôcca, alta e sicura, Mi guarda il regno mio, detta costanza, Che ferro e fôco e martellar non cura. I fondamenti ove si posa e stanza, Son di stabilità viva fermezza; La calce e pietre son perseveranza; L’inespugnabil mur viva fortezza, Le sue difese, scudi e bastïoni, Son fè ch’ogni timor fugge e disprezza. Regge speranza il mastro torrïone Sotto due guardie; una, fedel, chiamata Prudenza; e l’altra, svegliata, ragione. Castellano è un amor fermo e provato, Che scorge il tutto; i sergenti son poi Solleciti pensier, ciascun fidato. L’artigliería, i sassi e i dardi suoi È audacia, i parlar pronti e acuti sguardi Come dicesse: — Accóstati, se puoi. —

Son cocenti desir quel fuoco che ardi: La polvere rimbomba in tuon di lutto, E di sospir pungenti più che dardi. Provido antiveder, sagace, instrutto, Son poi la munizion che d’ora in ora Veglia, e non lascia ai nemici trar frutto. Gl’inimici, lo assedio ch’è di fuora, Son gelosía, timore, odio, disdegno, Disprezzo, crudeltà, lunga dimora. Ma tutte le lor forze e lor disegno È in tagliar d’acqua e in batter d’adamante, Che troppo è il castellan provvido e degno. Dunque, con quel pensier fermo e costante Che incominciai la mia amorosa guerra, Con quel seguiterò la impresa innante; Chè una rôcca di fè mai non si atterra.