Versos Italian Ludovico Ariosto I. - Come cantare l'alta beltade e...

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I. - Come cantare l'alta beltade e...

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Lasso, come potrò chiuder in versi l’alta beltade e quel vago disio, ove sí ingordi gli occhi e il cuore apersi? Ché, se ben lor valor misuro e ’l mio, essendo debil questo e quello immenso, ben debbo esser nel dir lento e restio. Ma se ben ugualmente i’ non dispenso alla man quei concetti adorni ed alti, che per gli occhi nel cuor mi formo e penso; pur suolsi dir che ’n gli amorosi assalti passione occulta e virtú non intesa rado avien che s’alleggi e che si essalti. Però, a rimedio de la mente accesa ed a gloria di quella alma beltade, la debil penna ne la mano ho presa. O singolar virtú, vera onestade, che mi sospingi lá dove, se manca tuo aiuto, la virtú mia morta cade; dettami con qual modo illustra e imbianca all’apparire il tuo beato lume l’occaso, dove ogn’alma imbruna e sbianca,

come il cieco desir mette o ale o piume, perché continuo i’ stia lá dove ardendo nodrisco gli occhi, ben che ’l cuor consume; come nei tuoi per gli occhi miei fuggendo l’alma ardente s’annida, e trova pace ne l’amorosa brama, in te vivendo; quant’agli ardenti sensi giova e piace un sí leggiadro nodo, dove avvinto, l’antica libertade al cuor dispiace; qual mi facc’io, quando, talor sospinto da l’amorosa sferza, mostro aperto nel volto il cuore dal desir dipinto. Del riso non dirò, perch’io so certo che a quel, né al dolce suon de le parole, non pur uman pensier aguaglia il merto. Ma chi descriver puote a pieno il sole e ’l suo tanto splendor, sí che comprenda l’orecchio ciò che l’occhio apprender suole? Non è valor uman che tanto ascenda; e se vi è pur che a tanta altezza arriva, grazia rado concessa è che ’l commenda. Però ritorna il debil legno a riva; insana voglia, che ’n tal mar t’esponi, la cui profonditá di fine è priva. Assai fia se ’l disio tuo in parte esponi, ché sí altiera beltá par che ad oggetto agli occhi il ciel, non alla lingua, il doni. Dunque per te si intenda che nel petto pensier non ho che non corra al bel volto; sí Amor nel dolce nodo il cuor m’ha stretto, che ognor la lingua in quegli accenti ho volto, onde risuona il grazioso nome, ch’a ogn’altro m’ha l’entrata e ’l corso tolto; che mi son lievi l’amorose some, gravi ad ogn’altro, pel desir che spera ch’alfin tanta durezza i’ vinca e dome; come sigil non fa si espressa in cera image, come in me speme e timore forma il bel raggio de la luce altiera;

e come io son sí ingordo al bel splendore, che abbandonando tutti gli altri sensi l’alma negli occhi corsa ardendo more; e ch’in me vita il cuor piú non dispensi, quando, quasi stordito, nel bel seno con gli occhi corran tutti i spirti intensi. Aimé! dove corro io sí a lento freno? Fede non troverá tanta mia brama, e so che ’l dirne, a quel ch’io sento, è meno. In tutti gli altri le voci e la fama suole aggrandir la veritá nel grido, ma non gli effetti de la mente ch’ama. Occhi leggiadri dunque, dove annido la stanca vita e quella pura fede, per cui pace trovare ancor mi fido; date il perdono al stil mio ch’ei vi chiede, per tacer vostra altezza, ché tal pondo la mia virtude senza modo eccede. E tu caldo desir, vago e profondo, che chiudi fuoco e amor tanto fervente, che, inteso, solo ti farebbe al mondo; acqueta i pensier tuoi nel fuoco ardente, poi che la man non rende forma uguale a quella che ritrae l’accesa mente. Spera, e vedrai che ’n la piaga d’un strale quel che non mostran voci, inchiostri e carte, mostrará il tempo; e, conosciuto il male, se ’l non ti sana Amor, gli ha perso l’arte.