Italian poem
XII. - Attenti, sacrestani; che c'è un ladro che ruba perfino Cristo
Voi che nei sancti templi aviti cura a calici e a cassete da dinari, apriti gli occhi, ch’io vi faccio chiari che un ladro c’è che insino a Cristo fura. E però quando vien la notte oscura, ciascun di voi cercar per tutto impari, sotto le banche e ben dopo gli altari, e se ’l c’è qualche rotta sepultura. E acciò meglio la chiesa si difenda, ad ogni sacrestan vo’ che sia mostro questo nefario e per nome s’intenda. La lingua a dirlo, a notarlo l’inchiostro hanno vergogna, ognun da sé comprenda chi è qua gran ladro, el g’è Cosmico nostro. Anzi è pur, forche, vostro; fu sin quand’era nel ventre materno, dato a voi il corpo e’ l spirto all’inferno.
More by Ludovico Ariosto
- XI. - Bella Firenze sopra ogni cittá...
- XI. - Il suo amore è un fuoco che non si...
- XI. - Pensa di farsi un nome nuovo? Ma non vede che sta per morire?
- XII bis. - Altra redazione del capitolo...
- XII. - Dal dolce il fiele, dall'amaro il...
- XII. - Fu proprio lui la vittima d'Amore?
- XII. - Trascurato dalla sua donna,...
- XIII. - È contento del carcere soave,...