Versos Italian Luigi Mercantini Alla memoria di Daniele Manin

Italian poem

Alla memoria di Daniele Manin

by (1821–1872)

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Han sepolto Manin lontano tanto, E abbiamo a San Michele il campo santo!

Se la gondola mia fosse un vascello, Andar me ne vorrei sino a Marsiglia; Là troverei la sposa di Daniello, Che dicon che rivuol la sua famiglia; Ed io vorrei volar come un uccello Per riportarle il marito e la figlia: Poi, messo in su la poppa il dolce carco, Vorrei tornar la sera al mio San Marco.

Han sepolto Manin lontano tanto, E abbiamo a San Michele il campo santo!

Povera Emilia, che voleva sì bene A questo suo bel mar dov’era nata: M’han detto che al finir delle sue pene Ha chiamato Venezia ed è spirata: S’ella anche morta al suo bel mar riviene, Io certo la vedria risuscitata, E certo che gridar la sentiria: — Io ti riveggo ancor, Venezia mia. —

Han sepolto Manin lontano tanto, E abbiamo a San Michele il campo santo!

Ma tu un vascel, mia gondola, non sei, E non ha che il suo remo il gondoliero: Par di menarti in Francia il core avrei, Ma è sempre su Venezia il giallo e il nero; E fin che il giallo e il nero è sopra lei, Non vengono i tre morti al cimitero; Quando i tre morti là ne andremo a porre, Verranno i tre colori in sulla torre.

Han sepolto Manin lontano tanto, E abbiamo a San Michele il campo santo!

Ecco la scala ed ecco il campo santo; Aspettami ch’io torno, o mia barchetta: Un requie eterna a dir me ne vo intanto Sull’ossa di mia madre poveretta; Quando per essa avrò pregato e pianto, Ricorderò ogni altr’anima diletta: Ma avrò di nuovo il pianto in su la guancia Per quelli tre che son sepolti in Francia.

Han sepolto Manin lontano tanto, E abbiamo a San Michele il campo santo!

O gente di Venezia, che pregate Per loro che con voi più non avete, Io chiedo a tutti quanti che veniate Qui dove inginocchiato mi vedete: L’ossa dei nostri qui fûr sotterrate Che moriron nel tempo che sapete: Di ferro e morbo moriron da forti! Deh! venite a pregar per questi morti.

Han sepolto Manin lontano tanto, E abbiamo a San Michele il campo santo!

Vedete là quel fiore di viola? Là sotto è seppellita una donzella: Un giorno entrava in chiesa tutta sola A pregar per la sua Venezia bella:

Nè detto avea: — Signore, ci consola, — Che un piombo le ruotò su le cervella! Alzò la poveretta al ciel le braccia, Poi cadde giù tra ’l sangue con la faccia.

Han sepolto Manin lontano tanto, E abbiamo a San Michele il campo santo!

Oh Dio! che mi si turba la memoria, E non posso più dir quel ch’ho nel core: È qui ogni croce una pietosa istoria, L’istoria del martirio e dell’amore: Di Mestre, e di Marghera è qui la gloria, Del Ponte alla Laguna è qui ’l valore: Questo è il luogo più bel del cimiterio, Qua Rosaroll sta scritto, e là Poerio.

Han sepolto Manin lontano tanto, E abbiamo a San Michele il campo santo!

Ma intanto giace fuor del suo bel nido Chi a morir qui con tutti era disposto: Io ’l veggo ancor da Canareggio al Lido, Per tutto il veggo e gli siam tutti accosto: Sento ancora nell’anima il suo grido: — Resisterà Venezia ad ogni costo; — Venezia rispondea tutta risorta: — Ogni viltà convien che qui sia morta. —

Han sepolto Manin lontano tanto, E abbiamo a San Michele il campo santo!

Se non si può la fossa, almen la croce: Vi porremo i tre nomi uniti insieme! Chi fu il primo ad alzar per noi la voce Non potè dirci le parole estreme: Chi ci volea salvar dall’ugna atroce Andò altrove a spirar l’ore supreme: Ma questa è crudeltà troppa crudele..., Manin non ha sua croce in San Michele.

Han sepolto Manin lontano tanto, E abbiamo a San Michele il campo santo!

Perchè un vascel, mia gondola, non sei? Perchè ha solo il suo remo il gondoliero? Pur di menarti in Francia il core avrei, Ma è sempre sulla torre il giallo e il nero; Ma alfin tu, o giallo e nero, andar ten dei, E avrà Manin la fossa in cimitero: Quando noi qui Manin verremo a porre, Staranno i tre colori in sulla torre.

Han sepolto Manin lontano tanto, E abbiamo a San Michele il campo santo!