Italian poem
Inno di Garibaldi
by Luigi Mercantini (1821–1872)
INNO DI GUERRA DI GARIBALDI
All’armi! All’armi!
Si scopron le tombe, si levano i morti; I martiri nostri son tutti risorti: Le spade nel pugno, gli allori alle chiome, La fiamma ed il nome — d’Italia sul cor. Veniamo! Veniamo! Su, o giovani schiere, Su al vento per tutto le nostre bandiere, Su tutti col ferro, su tutti col fuoco, Su tutti col fuoco — d’Italia nel cor. Va fuora d’Italia, va fuora ch’è l’ora, Va fuora d’Italia, va fuora, o stranier!
La terra dei fiori, dei suoni e dei carmi, Ritorni, qual era, la terra dell’armi; Di cento catene ci avvinser la mano, Ma ancor di Legnano — sa i ferri brandir. Bastone Tedesco l’Italia non doma, Non crescon al giogo le stirpi di Roma; Più Italia non vuole stranieri e tiranni: Già troppi son gli anni — che dura il servir. Va fuora d’Italia, va fuora ch’è l’ora, Va fuora d’Italia, va fuora, o stranier!
Le case d’Italia son fatte per noi, È là sul Danubio la casa de’ tuoi; Tu i campi ci guasti; tu il pane c’involi; I nostri figliuoli — per noi li vogliam. Son l’Alpi e i due mari d’Italia i confini; Col carro di fuoco rompiam gli Apennini, Distrutto ogni segno di vecchia frontiera, La nostra bandiera — per tutto innalziam. Va fuora d’Italia, va fuora ch’è l’ora, Va fuora d’Italia, va fuora, o stranier!
Sien mute le lingue, sien pronte le braccia; Soltanto al nemico volgiamo la faccia, E tosto oltre i monti n’andrà lo straniero Se tutta un pensiero — l’Italia sarà. Non basta il trionfo di barbare spoglie; Si chiudan ai ladri d’Italia le soglie; Le genti d’Italia son tutte una sola, Son tutte una sola — le cento città. Va fuora d’Italia, va fuora ch’è l’ora, Va fuora d’Italia, va fuora, o stranier!
Se ancora dell’Alpi tentasser gli spaldi, Il grido d’all’armi darà Garibaldi: E s’arma allo squillo, che vien da Caprera, Dei mille la schiera — che l’Etna assaltò. E dietro alla rossa vanguardia dei bravi Si muovon d’Italia le tende e le navi: Già ratto sull’orma del fido guerriero L’ardente destriero — Vittorio spronò. Va fuora d’Italia, va fuora ch’è l’ora, Va fuora d’Italia, va fuora, o stranier!
Per sempre è caduto degli empi l’orgoglio; A dir — Viva Italia! — va il Re in Campidoglio; La Senna e il Tamigi saluta ed onora L’antica signora — che torna a regnar. Contenta del regno fra l’isole e i monti, Soltanto ai tiranni minaccia le fronti: Dovunque le genti percuota un tiranno Suoi figli usciranno — per terra e per mar. Va fuora d’Italia, va fuora ch’è l’ora, Va fuora d’Italia, va fuora, o stranier!