Italian poem
Il buon capo d'anno del pellegrino italiano
by Luigi Mercantini (1821–1872)
E’ fa dieci anni che mi son partito, Mia terra! ch’ha’ sì bello il monte e il mare; Ogni anno sopra l’Alpe son salito Perchè il buon anno almen ti volea dare; Ma ogni anno, appena che l’ho riveduto, Mi s’è stretto nel core il mio saluto: Sta volta, se il mio cor non mi fa inganno, Ti porto, o Italia mia, ’l buon capo d’anno.
Popol di Micca e popol di Balilla, Voi siete all’ombra dei colori belli; Ma di là del Ticin fin oltre a Scilla, Guardate i bei colori che son quelli! Guardate un po’ di là per la pianura Quanti vi chiaman da la sepoltura; Sta volta, se il mio cor non mi fa inganno, Io darò prima a voi ’l buon capo d’anno.
Sono un povero vecchio pellegrino, E posso andare senza passaporto; O tu, che fai la guardia in sul Ticino, Io son passato, e non ti sei accorto: Forse fra poco te n’accorgerai; Ma allor la guardia più non ci farai: Sta volta, se il mio cor non mi fa inganno, Ti porto, o Lombardia, ’l buon capo d’anno.
Oggi tu hai la neve e il tramontano: Pur sei sì bella e mi rallegri il core; Ci rivedrem più allegri, o mia Milano, Quando vedremo il mandorlo col fiore: Verrà col fior del mandorlo la rosa, E tu, o Milano, allor sarai gioiosa; Qui ’l verde è sempre vivo, ed ei lo sanno; E tu, o Milano, avrai ’l buon capo d’anno.
Non istare sì tacita e sì bruna; Sveglia, o Venezia cara, il tuo liuto: Le tue gondole spingi alla laguna: Di’ al tuo Leon che non istia più muto; Di’ al tuo Leon che salti in cima al ponte, E li faccia passar di là dal monte; Di là passati più non torneranno, E tu, o Venezia, avrai ’l buon capo d’anno.
O grandi che abitate in Santa Croce, Certo che voi qui non istate indarno; Alza almen tu, o Vittorio, la tua voce, Fa tremar le due sponde a tutto l’Arno; Risplenderà una spada in Gavinana, E splender la vedrà tutta Toscana; I figli tuoi, che a Curtatone stanno, Mandan, Firenze, a te ’l buon capo d’anno.
Addio, care marine a me native; Addio, poveri amici entro alle fosse; Mi fermo appena per baciar le rive, Le rive del mio Tebro ancora rosse: Mi fermo appena per baciar ie mura Dove Cola e Mameli han sepoltura; Le sepolture si commoveranno, E tu, o Roma, avrai ’l buon capo d’anno.
Oh i bei pendii di Chiaja e Mergellina! Oh! i dolci aranci di Castellamare! Qui la terra d’Italia è più divina, Ma qui si è condannati a sospirare: Sospiran l’onde, sospiran le zolle Perchè di sotto a loro il sangue bolle; Ma la natura vincerà il tiranno, E tu, o Napoli, avrai ’l buon capo d’anno.
E te saluto alfin, Sicilia bella: Solo a vederti mi s’infiamma il core; Tu pria ci hai dato il suon della favella, Tu pria ci chiami ai giorni del furore; Qui oggi aspetto il suono della tua tromba; Qui aspetto fin che l’Etna non rimbomba; Anche di qui dov’hai l’estremo affanno, Ti mando, o Italia mia, ’l buon capo d’anno.