Versos Italian Mario Rapisardi Argonauta

Italian poem

Argonauta

by

Listen in the reader

Or che sorte al ciel silente Le pensose ombre già sono, Alla fervida corrente De’ miei sogni io m’abbandono.

Muta al magico battello Veglia l’anima, e s’affida Di rapir l’aurato vello A la Colchide omicida.

Ove tendi, audace? Oscura L’aria a te stringesi intorno; Qui sol regna la Natura; Non è questo il tuo soggiorno.

Urli indarno; in qual sia loco S’apre un regno al pensier mio; Serve a me la terra e il foco, L’aria e l’acqua, il tempo e Dio.

Ecco, pullula d’aspetti Mostruosi il mare: io tendo L’arco, e sfolgoro d’eletti Dardi il core al vulgo orrendo.

Fra cozzanti isole al polo Salta il mare infellonito; Ma quiete a un tocco solo Del mio pollice erudito

Stan le intente isole; chiara L’onda ammuta e il dorso porge, Mentre all’aria, che si schiara, L’inno mio placido sorge.

Che vuoi tu, splendida immago Che fra cielo e mar sorridi? De’ tuoi baci io non son vago, Chè ben so che baci e uccidi.

Non è questo il lido bieco Del dedaleo labirinto? Vieni, Amor; se tu sei meco, Griderò fra poco: ho vinto!