Italian poem
Fine
PARTE SECONDA.
(1869-72.)
Ver novum.
ALLA NATURA.
per il congresso dei naturalisti tenuto in Catania.
A te, diva Natura, Sorga dal petto il libero Inno più caro al ciel; Sia che remota e scura Volgi pe 'l mar de l'essere, Sia che t'assenti a noi scevra di vel. Di falsi idoli ai piedi Chinar non vuò l'indocile Fronte devota a Te! Tu che su tutto siedi, Una, diversa, onnigena, Inni e culto tu sola avrai da me. Sul tuo carro di stelle Muta procedi, e il pallio Serri al virgineo sen; Danzan leggiadre e snelle L'ore ai tuoi passi, e stendono Per le vuote regioni ampio seren. Sotto al tuo ferreo trono, Come bendate vittime Presso il fumante altar, Servi e costretti sono L'ire dei nembi e i fulmini, E le insidie e i selvaggi odî del mar. Tu parli, e pe' profondi Spazî fecondo s'agita Il tuo soffio vital; Sorgon pianeti e mondi Ad intrecciar le lucide Danze intorno a la tua fronte immortal. Fremi, e dai morti abissi Balzan vulcani, e mugola Il riverso oceàn; Cadon confusi e scissi Mondi e pianeti, e placida Tu sui lampi passeggi e l'uragan. Ma allor che sulla bocca Passa qual raggio d'iride, Un tuo riso gentil, Amor che i dardi scocca, L'alme raccende, e il fremito Sente la terra del fiorito april. Così tu regni. Poco È al tuo possente imperio Il vuoto e l'avvenir; Son tuo trastullo e gioco Gli astri, gli abissi, i secoli, L'albe e i tramonti, il vivere e il morir! Salve! Dal carcer nero Ove, superbi Enceladi, Veniam teco a tenzon, Al tuo nume severo Prostro io la faccia, e trepida Alzo la voce de la mia canzon! Salve! Se lieta e pia Mai concedesti a l'italo Genio un tuo raggio sol, Or da' che questa mia Natante isola il fulgido Serto rinnovi, e levi inclita il vol. Mira! Al tuo culto eletti Qui manda Ausonia i provvidi Figli del suo saper; Da sacro amor costretti, La vasta ombra d'Empedocle Dal fumante li chiama ampio crater. Sorridi a noi, sorridi, O dea, sia che da l'Etna T'amiamo oggi invocar, O dai petrosi lidi, Ove fuggente e pavido Scagliossi il poveretto Aci nel mar. Vedremo ai tuoi benigni Lumi svelar più docili Tesori il Mongibel: Quanti ha zolfi e macigni E immonde scorie e fumide Sabbie e insoluto al sol manto di gel. Dai vorticosi balli Verrà l'onda del Càmmaro Queta a lambirti il piè; Di conche e di coralli Ne verseran le Najadi Dai ricolmi canestri ardua mercè. Allor d'alti portenti Risplenderà più vivido L'invidïato allôr; E a le stupite genti Schiuderà il Genio italico Nuovi Olimpi di gloria e di splendor!