Italian poem
113. Esser non può già ma' che gli occhi santi
Esser non può già ma’ che gli occhi santi prendin de’ mie, com’io di lor, diletto, rendendo al divo aspetto, per dolci risi, amari e tristi pianti. O fallace speranza degli amanti! Com’esser può dissimile e dispari l’infinita beltà, ’l superchio lume da ogni mie costume, che meco ardendo, non ardin del pari? Fra duo volti diversi e sì contrari
s’adira e parte da l’un zoppo Amore; né può far forza che di me gl’incresca, quand’in un gentil core entra di foco, e d’acqua par che n’esca.
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- 109. Non sempre a tutti è sì pregiato e caro
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- 112. Il mio refugio e 'l mio ultimo scampo
- 114. Ben vinci ogni durezza
- 115. Lezi, vezzi, carezze, or, feste e perle
- 116. Non mi posso tener né voglio, Amore
- 117. S'egli è che 'l buon desio