Italian poem
II
. . . . Così nel mondo Sua ventura ha ciascun dal dì che nasce.
Triste chi errando in quella notte cieca Col terror dell’ignoto alle calcagna Per queste selve, udì strider la bieca Voce del gufo ed ulular la cagna.
Tutti i fantasmi che la notte arreca Sceser qui; tutti, e dalla sua montagna, Solo il cupo ladron che al giorno impreca Non calò quella notte alla campagna.
Come nembo di furie agitatrici De’ satanici amplessi al rito immondo Sceser le streghe dalle lor pendici.
Triste colui che in quel terror profondo Trasse della sua vita i primi auspici! In quella notte io son venuto al mondo.