Italian poem
La ballata del cavalier discortese
LA BALLATA
Il cor mi palpitò quando lo scorsi, l’aspetto suo mi vinse e mi rapì. Tutta tremante da ’l balcon mi sporsi, tesi le braccia e gli parlai così:
— Fermati cavalier! Deh, tante cose vorrei dirti!... Ove vai? Fermati qui! — Ma galoppando il cavalier rispose: — Signora, io vado a Buco... — e poi sparì». II.
«Deh, colline ridenti, ombroso bosco lieto d’acque perenni e di piacer; e voi, labbra di rosa, ora conosco in che guai mi travolse un reo pensier!
Deh, affacciati al veron, tu che m’hai detto — Cavalier, dove vai? Fermati qui! — Ecco torno pentito, ecco nel petto col rimorso, l’amor mi rifiorì!»
Uscì la bionda castellana e china del memore balcone al davanzal, non vide un cavalier, ma una latrina, un lurido fantasma intestinal.
E disse: — «Alfin la collera celeste, mossa dal mio pregar, ti castigò! Scortese cavalier, quella è la peste... Lo spedale è più avanti!...» — E se ne andò.