Italian poem
XXXVIII
È notte. Il conte Gròsoli si desta in una posa che non è ordinaria, cioè coi piedi al posto della testa e le reni per aria.
In camicia così, cogitabondo, dice il rosario e medita l’impresa di convertir, non che Ferrara, il mondo ai dogmi della Chiesa;
quando, ad un tratto, ascolta per la via un coro di lamenti e di preghiere.... Son fedeli che vanno in compagnia cantando il Miserere!
Dio sia lodato! Il conte allor s’affaccia al balcone in sottile abbigliamento e, spalancando le gagliarde braccia, grida: «o stelle, che sento?
«Chi siete, o pellegrini, e dove andate? A Roma forse, a Roma pontificia? O fratelli, per Dio (Bacco), parlate presto! Sono in camicia!»
Risponde il coro: «Ahimè! Fummo fatti capponi per comun vergogna e fu, purtroppo, il Cavalier Minghetti che ci castrò a Bologna!
«Quando il libero Stato era di moda peccammo, come Lui, malvolontieri e qualche penna della nostra coda donammo ai bersaglieri,
«ma il grano era per noi; ma nella stia noi dettavam la legge al popol fido, quando i ribelli ci cacciaron via e siam fuori del nido!
«Così nel grembo dell’antica fede tornando e al culto de’ ministri suoi, a maggior gloria della Santa Sede veniamo a’ piedi tuoi.
«Miserere, Signor, dei nostri falli e nella immensità de’ tuoi poteri, se di capponi non puoi farci galli, facci almen Consiglieri!
«Deh, conte, ora che sai le nostre pene, aiutaci ad uscir dal ginepraio ed insegnaci, tu che la sai bene, la strada del pollaio!»
Udendo il conte dei pentiti il duolo, ebbe un sorriso arguto e perspicace, poi, moderando alla camicia il volo, disse: «me ne dispiace!
«La strada è questa, ma evitate il bosco e andate dritti per la via maestra. Del resto, mascherine, io vi conosco!!!» E chiuse la finestra.