Italian poem
LXX
by Pietro Bembo
O se questa temenza non temprasse l’arsura che m’incende, beato venir men.
E o pur non molesto le sia ’l mio ingegno, e ’l mio lodar non sprezze.
O fido sguardo, or che volei tu dirme?.
Né spero dilettanza, né gioia aver compita, se ’l tempo non m’aita od amor non mi reca altra speranza;
Pomm’in cielo, od in terra, od in abisso.
Di che domandi amor, sed egli è vero;
Ned ella a me per tutto ’l suo disdegno torrà giamai;
E se vedrà ’l dolore, che ’l distrugge, i’ mi vanto ched e’ ne sospirrà di pietà alquanto,
Che vadi a lui, e donigli membranza del giorno, ched io il vidi a scudo e lanza.
S’avesse dato a l’opera gentile con la figura voce ed intelletto;