Italian poem
Teresa Confalonieri
by Silvio Pellico (1789–1854)
No, pia, no, gentile, Per me non sei morta! Ti veggio, simìle Ad angiolo sorta, Su sposo e fratelli E amici vegliar. Dal ciel mi risuona Tua dolce parola, Che spiriti innalza, Che petti consola: Così già solevi Di Dio favellar.
Se il cor mi si turba In me rivolgendo Che i giorni tuoi santi S’estinser, gemendo; Che giovin peristi In lungo patir; Io scerno che il pianto Mi tergi e sorridi! Io scerno che al cielo Ne inviti, ne guidi! Io t’odo che appelli Felice il martìr!
Ell’era di quelle Serafiche menti, Vissute nel mondo Sublimi, innocenti, Amando, pregando, Chiamando a virtù. Doloran pei cari, Doloran per Dio; Lor merto arricchisce Chi in merti fallìo: Lor vita è Calvario, Lor norma è Gesù!
Ti piansi, ti piansi Con alto rammarco, Per me, pel tuo sposo D’angosce sì carco! Ma udii la tua voce Parlarmi nel cor. « Le fere sventure » Son date a’ mortali, » Perchè dalla terra » Dispieghino l’ali, » Cogliendo le palme » Che colse il Signor ».
No, pia, no, gentile, Per me non sei morta! Ti veggio, simìle Ad angiolo sorta, Il vedovo amico E me sostener. Ti veggio splendente Di gioie supreme; Ti veggio accennante Le sedi, ove insieme La pace dei forti Dovrem posseder!