Italian poem
Santa Filomena
by Silvio Pellico (1789–1854)
Vidi sembianti di disdegno accesi, Quando dapprima infra devoti cuori Nome sonar di Filomena intesi:
E chiesta la cagion di tai rancori, Udii fremiti alzar, che così poco L’unico Ver, l’unico Iddio s’onori!
« Perchè, gridavan con alterno foco, Perchè non al Signor dell’Universo, Ma a novelli suoi santi ognor dar loco?
» Culto quest’è risibile e perverso! Secoli di barbarie lo foggiaro! Distruggerlo omai dee secol più terso! »
De’ corrucciati al querelarsi amaro Applaudiron taluni, ed applaudendo Senno svolger sublime essi agognaro.
Io non capii qual fosse lo stupendo Argomentar di quegl’ingegni acuti, E meditai, nè tuttodì il comprendo.
Alla luce del Bel mi sembran muti, Se stiman colpa o ignobiltà un amore Portato a petti in santità vissuti.
Nè so perchè sia di barbarie errore L’aver per sacre l’ossa di que’ forti, Che a noi lasciàr d’alta virtù splendore;
Nè scorgo quale al nostro secol porti La Chiesa oltraggio, quando ancor favelli D’egregi estinti, e ad imitarli esorti;
E n’esorti a pensar che vivon quelli Non senza possa al Re del Cielo amici E lor pietate ad invocar ne appelli.
A te, Religïon, credo che il dici, Ma se tacessi, anco ragione il grida: Anzi al Giusto si curvin le cervici!
Io così sento, e quindi appien m’affida Ogni defunto sugli altari alzato, Bench’altri al volgo me pareggi, e rida.
E m’affida ogni tumulo illustrato Da indubitati segni, in cui ravviso Ch’ivi hann’ossa di martir riposato.
Chè, se storia pur manca onde provviso Venga al desìo dei posteri, a me basta Nome d’ignoto assunto in paradiso.
Il caro nome tuo solo sovrasta Evidente alla terra, o Filomena, Ma indarno inclito onor ti si contrasta.
Parla il tuo avello, e d’alta grazia è piena L’ampolla di quel sangue che spargesti Per Gesù, in chi sa qual crudele arena!
Sensi di fè, d’amor si son ridesti In color cui tue spoglie e il venerando Tuo dolce impero il Cielo ha manifesti.
Sensi di fè e d’amore, e donde e quando Cessaron d’esser palpiti gentili, Che a bassi affetti inducono a dar bando?
Ah no! Color che ad una Santa umìli Porgono omaggio, memori ch’è santa, Pronti non sono ad opre e pensier vili!
Nel memorar somme virtudi, oh quanta Riconoscenza per quel Dio si sente Che alzò i mortali a dignità cotanta!
Il tuo sepolcro a questi dì presente Ne dice, Filomena, alti dolori Pel vero sostenuti arditamente.
Nè discreder possiam che tu avvalori Di quei la prece che, a te innanzi proni, D’aver simile al tuo chieggon lor cuori.
Nè mi prende stupor se forse a’ buoni Sembrò in lor sante visïoni udirti, E imparar di tua morte le cagioni,
E se degnando alle lor brame aprirti, Ottenesti da Dio che in premio a fede S’annoverasser fra i più eccelsi Spirti.
Infelice quel torbo occhio che vede Ne’ culti nostri amanti e generosi Frode o stoltezza, e accorto indi si crede!
Alma beata, impetra che siam osi D’amarti e benedirti infra gli scherni Degl’intelletti freddi e burbanzosi.
Ispirane il desìo de’ lochi eterni, E anco i nemici tuoi vinci ed ispira! Chiedi al Signor che tutti noi governi
Luce di carità, non luce d’ira!