Italian poem
V ("Sei vecchio, caro babbo" — gli…)
by Silvio Spaventa Filippi (1871–1931)
"Sei vecchio, caro babbo" — gli disse il ragazzino — "sulla tua chioma splende — quasi un candore alpino; eppur costantemente — cammini sulla testa: ti sembra per un vecchio — buona maniera questa?"
"Quand’ero bambinello" — rispose il vecchio allora — "temevo di mandare — il cerebro in malora; ma adesso persuaso — di non averne affatto, a testa in giù cammino — più agile d’un gatto."
"Sei vecchio, caro babbo" — gli disse il ragazzino — e sei capace e vasto — più assai d’un grosso tino: e pur sfondato hai l’uscio — con una capriola; "dimmi di quali acrobati — andasti, babbo, a scuola?"
"Quand’ero bambinello." — rispose il padre saggio, per rafforzar le membra, — io mi facea il massaggio sempre con quest’unguento. — Un franco alla boccetta. "chi comperarlo vuole, — fa bene se s’affretta"
"Sei vecchio, caro babbo," — gli disse il ragazzino, — "e tu non puoi mangiare — che pappa nel brodino; pure hai mangiato un’oca — col becco e tutte l’ossa Ma dimmi, ove la pigli, — o babbo, tanta possa?"
"Un dì apprendevo legge." — il padre allor gli disse, — "ed ebbi con mia moglie continue liti e risse, e tanta forza impressi — alle ganasce allora, tanta energia, che, vedi, — mi servon bene ancora."
"Sei vecchio. caro babbo," — gli disse il ragazzino "e certo come un tempo — non hai più l’occhio fino: pur reggi in equilibrio — un pesciolin sul naso: or come così desto — ti mostri in questo caso?"
"A tutte le domande — io t’ho risposto già, "e finalmente basta!" — risposegli il papà: "se tutto il giorno poi — mi vuoi così seccare. ti faccio con un calcio — le scale ruzzolare"