Italian poem
VI (Unto Dunto sedea sul muro…)
by Silvio Spaventa Filippi (1871–1931)
Unto Dunto sedea sul muro Unto Dunto cascò sul duro; Tutti i fanti che accorsero tosto Non sepper alzarlo e rimetterlo a posto.
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S’era a cocce e i ligli tarri girtrellavan nel pischetto, tutti losci i cincinarri suffuggiavan longe stetto.
"Quando i boschi in primavera s’inghirlandano di fronde cercherò di dirti il senso che nei versi si nasconde."
— Grazie, disse Alice.
"Nell’estate quando i giorni sono lunghi e caldi tanto forse tu potrai comprendere, che significa il mio canto.
Nell’autunno quando i rami delle foglie son già privi prendi carta penna e inchiostro, ed il canto mio trascrivi,"
" Ho mandato ai pesci un foglio per dir loro: "È ciò che voglio". Ed i pesci dalla costa m’han mandato la risposta. Solo due parole o tre: "È impossibile, perchè...."
"Ho mandato ancora a dire: — Sara meglio di ubbidire: Ed i pesci con calore: — Siete in collera, signore. E di nuovo un foglio piglio, ma si ridon del consiglio! Ho così preso un tegame nuovo, lucido, di rame. Alla pompa l’ho ben pieno, mentre il cor batteami in seno. È venuto uno e m’ha detto: — Ora i pesci sono a letto. Io mi son messo a gridare: — Tu li devi risvegliare. Chiaro e tondo gli ho parlato, nell’orecchio gli ho strillato.
Ma superbo egli e feroce dice: — Abbassa quella voce. Ma feroce egli e superbo dice: — Andrò, — con piglio acerbo. Un turacciolo lì presso tosto abbranco e vado io stesso. Perchè chiuse son le porte, urto, picchio e batto forte. Perchè chiuso sempre sta la maniglia afferro, ma...