Italian poem
Triperuno
P arlava il vecchio lacrimando forte, E poi le labbra cosí chiuse, ch'egli N on mai piú volse aprirle; ma co' gli occhi I n un parete fissi, geme e piagne T anto che fece l'ultimo sospiro. --V attine al ciel, alma d'ogni ben carca!-- S'udí una voce dir--vanne felice!--
C osí di que' pastori giacque il padre, O rbato d'esta vita, ma in ciel suso R apito a l'altra; e l'empio mercenaro R imase de gli armenti possessore, V olgendo e' be' costumi de gli antichi P astori audacemente in frode e furti, T anto che le sampogne e dolci rime A ndati sonsi e d'arme sol si parla.
D eposto dunque fu lo gran pastore E ntro d'un cavo sasso; e a quello sopra, C armi leggiadri e rime di gran sòno I nscritte fûrno da pastori e ninfe. D ond'io piangendo ancor questi vi posi:
«Omnium legum est inanis censura nisi divinae legis imaginem gerat». AUG.