Italian poem
Folle amante, e che fai
by Tommaso Crudeli (1702–1745)
Folle amante, e che fai? Nascondi il tuo dolor, né dire a Fille mai ch’ella ti accese il cor. Sarian preda de’ venti i tuoi caldi lamenti, e chiederesti in vano da lei quella mercé, ch’ella accordar non de’.
Da troppo alto lignaggio la sua beltà discese per accoglier cortese l’umile tuo servaggio; è troppo bello il volto, è troppo bello il cuore per lasciarti languire, per lasciarti morire in disperato amore.
D’amarla io non ti vieto, ma languisci in segreto, e in muta meraviglia bevi i sguardi possenti, le vive fiamme ardenti di quelle accese ciglia; sian chiusi i tuoi sospiri nell’infiammato petto, e in mezzo a i tuoi martiri non dimandar diletto, non implorar pietà.
Anzi a veder preparati tua vaga incantatrice rendere, oh dio, felice un più beato giovine col don di sua beltà, che mille e mille veneri di quel suo volto amabile, che mille e mille grazie di quel divino spirito neppure ammirerà.
E lei fredda e tremante abbandonarsi in tanto nelle languide braccia di sposo non amante, che dalla rosea faccia… Ma tu piangi? Ah quel pianto che amor, pietà ti spreme, tergi, e serena il ciglio; pensa con qual periglio ella potria comprendere l’alto amoroso incendio che ella e le Muse insieme inspirarono in te.