Italian poem
Già nell'umido seno
by Tommaso Crudeli (1702–1745)
Già nell’umido seno il sol chiaro e sereno tenea l’amabil Teti, e i minori pianeti e l’argentata luna vincean la notte bruna.
Quand’io ferito il cuore d’ardentissimo amore, lasciai l’odiate piume, ed al notturno lume verso le fortunate care mura beate, ove il mio ben risiede, drizzai tacito il piede.
Girai tre volte e sei, né vidi mai colei, che qual ridente stella l’ombre disperge e abbella colla sua luce pura la fosca notte oscura.
Indi acceso di voglia in sulla fredda soglia posai languido e stanco il travagliato fianco, e fra me sospirando dicea bramoso: - E quando, Nina, veder mi fai i tuoi lucenti rai?
Nina cara amorosa, in questa notte ombrosa, Nina gentile e vaga, i miei desiri appaga! - E qui s’illanguidiro le palpebre e si uniro, e ‘l sonno dolcemente nell’affannata mente di nera ombra letea ogni cura aspergea.
Quand’ecco a me d’avante in pietoso sembiante (oh sogno almo e beato, sogno soave e grato!) giunse vaga e serena a sedar la mia pena la beltà pellegrina della mia cara Nina, c’ha nel volto gentile tutti i fiori d’aprile, nelle labbra ridenti perle e rubini ardenti, nelle mammelle intatte la bianchezza del latte, e nelle luci belle lo splendor delle stelle.
Allora in atto umano stese la bianca mano sulla mia testa china, e crollandola: - Inclina (disse) la notte omai, e tu dormendo stai? Svegliati, ch’io son teco, e sul vicino speco dove uom mai non vegghiamo, andiam, mia vita, andiamo -.
Indi tutta cortese per mano ella mi prese, ed io guardando fiso quell’angelico viso stringea la delicata dolce mano adorata, e dirle mi parea: - Mia bellissima dea, dolcissimo ben mio, io pur, come desio, son teco, e te rimiro, e teco ardo e sospiro. Teco verrò nel mare, qualor più fiero appare, teco nel monte etneo, qualor il gran Tifeo dal grave peso stanco muta l’immenso fianco; e quando ancor tu voglia in sull’orrenda soglia delle tartaree porte incontrerò la morte -.
Allor sorrise un poco, e mi disse: - Nel fuoco vo’ condurti, o mio core, ma nel foco d’amore; nel mare, sì nel mare, qualor più fiero appare, vo’ condurti a diletto, ma nel mar del mio petto. Alla morte, alla morte, ma non già nelle porte dell’infernale ardore, alla morte d’amore.