Italian poem
Io me ne stava in fondo
by Tommaso Crudeli (1702–1745)
Io me ne stava in fondo d’una cava spelonca al mare in riva, e dell’ondoso mondo al popol notatore, con amo adescatore, la dolce vita insidïando giva; e già traeva fuore dall’umido elemento colla squamma d’argento un pesce palpitante, quando ecco a me d’avante vergine comparire di grazia e di beltà fresca e ridente, che sì mi prese a dire:
- Tu, pescatore, intanto che io mi bagno in quell’onda, serbami sulla sponda questo serico manto -. Sì disse, e lieta colle man di rose in bel nodo compose l’inanellato crine, che nero nel confine di quel volto nevoso con risalto grazioso spargea luce e vivezza sull’opposta bianchezza. Poi si sciolse la vesta, che ristretto tien l’avorio gentil dell’alto petto, tolse al collo il monile, poi sull’algoso masso lasciò cadere a basso la vesta più sottile.
Qual nella selva idea all’antica tenzone apparve Citerea con Pallade e Giunone, tale a questi occhi miei si fe’ veder costei, che si gettò repente entro del sen marino, dove velocemente colle candide braccia ella spumoso si facea cammino:
or in mar nascondea fresche rose del volto, or veder mi facea vivace avorio in molle spuma avvolto; alto battea talora coll’una e l’altra mano sopra il ceruleo piano, e l’onda ne gemea bianca e sonora. Notava ella ridente con occhio nero, e verso il ciel sereno volgea soavemente i candori del seno; se mai l’onda marina il volto le copriva, ella subito apriva la bocca porporina, e ’l mar scendea contento nella conca amorosa; ma per breve momento egli colà si posa: perché la bella notatrice in alto il fa volar colle gonfiate gote fuor delle rose, onde fiorisce il labro; e ’l flutto innamorato ricade in stille più minute e chiare, e ritorna a bagnare i fiori di quel volto delicato.
Poi che stanco e leggiero dall’umido sentiero il piè rimosse al fine, e le tenere brine le rose, le vïole e l’infinito suo tesor di bellezza nudo apparve sul lito, pien d’alta maraviglia io dicea nel mio core: - Certo costei somiglia l’alma madre d’Amore, quando dall’onde uscita con le candide dita spremea l’umide chiome -. Oh come presto, oh come verso la bella io corsi, e pure e pur le porsi la custodita veste, che quel candor celeste spettacolo d’amor tosto coprio. Poi le dissi: - Idol mio, vedi che noi siam soli in questo scoglio, e che il sol sotto l’onde del mare omai s’asconde; or, bella ninfa, io voglio… - Non mi lasciò seguir, che ella sdegnati occhi girommi altera, occhi nell’ira ancor soavi e grati; poi mi roppe la canna pescatrice, e ’l pesce moribondo gettò nel mar profondo, me lasciando infelice e piangente del cuor la doppia offesa: d’aver perduto il pesce, e lei non presa.